Gli STEREO PLASTICA presentano “ELEVEN”

STEREO PLASTICA – ELEVEN (Pirames International, 2009)

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Genere: Pop/Rock

Voto: 6,5/10

Gli Stereo Plastica, gruppo Rock nato nel 1998, hanno presentato nel mese di Ottobre il loro quarto lavoro “Eleven”.

Eleven (11), come gli anni della band e il numero dei brani dell’album. Undici brani diversi uno dall’altro, legati da una struttura non ben definita ma puntuale.

Nell’album non manca niente: si passa dalla ballata al brano pop (So), con intermezzi di chitarre funk e rock con la punta alta nel brano “Superficial”.

Il punto di forza dell’album è nei brani “Give It Up” e “Butterflies”, brani da concerto, estremamente coinvolgenti.

Si rifanno alla tradizione britannica senza nasconderlo, non è difficile trovare attinenze con gruppi come “Oasis” e “The Strokes”. Nel brano “Your Eyes” è facile andare lontano nel tempo, nella tradizione musicale britannica.

Nonostante l’album non presenti passaggi che verranno ricordati dalle orecchie più raffinate, ottiene il voto degli indecisi; facile e piacevole da ascoltare, frutto del buon lavoro fatto in studio grazie anche alla collaborazione con Fabrizio Chiapello (Baustelle, Subsonica).

E’ un album per tutti, qualsiasi gusto musicale voi abbiate.

TRACKLIST

  1. Blind
  2. Give It Up
  3. Butterflies
  4. The Last Time
  5. So
  6. Waste
  7. Superficial
  8. Shade
  9. Winnie
  10. Your Eyes
  11. Minor Needs

STEREO PLASTICA sono:

Raffaele Camanzo: voce

Walter Collina: basso

Andrea Morsero: batteria

Fabio Pastore: chitarra

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Egidio Ielpo

“This is campus…That’s UniSa!”

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L’università non è solo libri, studio, esami, e sudore, ma anche musica, arte, cultura e sport. Lo sa bene chi come me frequenta l’ateneo di Fisciano, dove sono sempre attenti alle tematiche che più attraggono i ragazzi; ne ha avuto l’ennesima riprova chi era nei paraggi, dal 6 all’8 ottobre, ed ha partecipato a “That’s UniSa! Campus da vivere”.

In questa tre giorni organizzata dalle associazioni studentesche universitarie – sotto la direzione di Daniele Milano – Piazza del Sapere, centro del plesso universitario, ha ospitato eventi culturali di vario genere, mostrando a quanti erano alle prese con corsi, esami e gruppi di studio, le potenzialità di una struttura costruita sul modello dei college americani: installazioni artistiche, mostre fotografiche, presentazioni di libri, incontri d’autore, ma soprattutto tanta musica.

La manifestazione s’è aperta alle 10:30 con una riflessione su Governance, didattica e diritto allo studio nelle università. La mattinata è poi proseguita all’esterno, con l’esibizione di alcuni gruppi emergenti, per poi sublimare con l’incontro d’autore del primo pomeriggio con i Marta sui Tubi.

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Seduti in circolo ai piedi del palco, alla presenza di don Gianni Citro (direttore artistico del Meeting del mare) che ha fatto da moderatore ad un incontro che sembrava una chiacchierata tra amici. Se non li conosci, non sai cosa stai perdendo. Io stesso avevo già sentito da tempo parlare di loro, ma li avevo snobbati. Quel martedì pomeriggio, in quella piazza, ho capito cosa m’ero perso. I Marta sui Tubi non sono il solito gruppo da panorama underground. Un successo accolto da pubblico e critica, un’etichetta indipendente, l’uscita del terzo album il 3 ottobre scorso; l’ampliamento del gruppo con l’entrata di due nuovi elementi, un tastierista ed un violoncellista. “Perché la scelta di un violoncello?” “Riesce a ricoprire delle sonorità che la chitarra lascia fuori”

Don Gianni rompe il ghiaccio con le prime domande: influenze artistiche, osservazioni sui testi, un breve fuoripista sulla religione; con un curioso aneddoto. Don Gianni racconta di come si sia servito delle parole di una loro canzone in un’omelia: “La paura degli esseri umani è paura di essere umani. Nietzsche diceva che Dio è morto, voi vi chiedete come sta.” – “Don Giovanni e San Giovanni” è il commento di Carmelo) – per poi passare alle domande dei presenti. Immancabile, come spiegherà proprio Giovanni, la domanda sull’origine del nome del gruppo. “Non significa niente, è un nome che c’è venuto così, una sera, seduti in un pub davanti ad un cartone di Tavernello, prima di un’esibizione. Ci piaceva l’idea di un nome di donna all’interno, come Alice in chains, o Jane’s addiction. Doveva essere un nome provvisorio, poi abbiamo visto che andava ed abbiamo deciso di tenerlo. Poi ci abbiamo costruito intorno questa storia, di una ragazza contesa, una lite in un cantiere (da qui i tubi) ed alla fine la riconciliazione dei due amici. Tempo dopo, sul forum, un ragazzo ci ha scritto che Marta sui tubi era l’anagramma de I masturbati…e ci poteva stare, d’altronde chi non l’ha fatto durante l’adolescenza? In seguito, è arrivato l’altro anagramma, Tamburi usati, che è diventato poi il nome della nostra etichetta discografica.”. Si parla poi del trasferimento al nord, della sua assoluta casualità, in contrapposizione al solito discorso della fuga da un sud che non offre occasioni di sbocco. Qualche altra domanda, tante risate, poi i nostri quattro eroi (assente giustificato Ivan Paolini, batterista del gruppo) si congedano, per potersi dedicare al sound check, in vista del grande evento serale.

La serata si apre con l’esibizione di tre gruppi emergenti, tra cui i “Controfase”, finalisti del Radiostar Music Live, tenutosi lo scorso anno a Maratea.

Poi arriva il momento clou della serata. Piazza del Sapere si riempie, un oceano di teste fluttuanti al ritmo della batteria di Carmelo, della voce potente che gioca un botta e risposta frenetico con violoncello, chitarra e tastiera. Energia pura sul palco, la luce della luna in alto e la nebbia artificiale ai loro piedi. Tutto è arte, tutto è poesia, anche il cavo del microfono che si agita irrequieto nell’aria e rovescia a terra un bicchiere di birra. Suoni e consigli nella notte universitaria, cercando di creare un contatto con gli astanti che trascendesse il piano musicale. E potete giurarci che ci sono riusciti anche stavolta, come si evince dai messaggi entusiasti lasciati su facebook, dalle oltre 100 date del loro precedente tour e dall’enorme successo riscosso dal tour iniziato il 21 agosto.

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That’s UniSa! Tutto questo (e molto altro) è l’università di Salerno. Dove un giorno puoi sostenere un esame, poi vai al bar, passi nella piazza e vieni rapito dall’atmosfera festosa, per poi ritrovarti la sera a saltare sotto ad un palco ascoltando bella musica!

Giuseppe Puppo

Foto di: Danila Taccone

Ecco Chiazzetta, il vincitore del Pronto chi Kanta?live contest

Il vincitore del “Pronto chi Kanta? Live contest” svoltosi presso l’Aran Pub di Roma il 12 Novembre 2009 è noto al pubblico con il nome di Chiazzetta.

L’artista nel 1999 parte con il suo progetto musicale, avvicinandosi sin da subito alle sonorità punk.

Radiostar ha voluto conoscerlo meglio.

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  • E’ stata una esperienza piacevole partecipare al “Pronto chi Kanta?Live contest”? Credevi di riuscire a vincere visto il talento degli altri artisti in competizione?

L’esperienza del “Pronto chi Kanta?” è stata simpatica. Io e la mia band in questo momento siamo in fase di riassestamento, abbiamo cambiato il tastierista e a dir la verità abbiamo utilizzato la serata come banco di prova per i nuovi pezzi. La possibilità di vincere non era proprio stata presa in considerazione, anche perché dalle votazioni popolari non mi era sembrato neanche di essere l’artista con la media più alta. Insomma, è stata una bella sorpresa.

  • Ti definisci “PUNKAUTORE”, potresti darci una definizione del termine?

Io principalmente sono un cantautore, però sono un cantautore incazzato, sia nella musica che nei testi. Negli anni ‘60 tutti i cantautori erano incazzati; se vivessi in quell’epoca sarei semplicemente “chiazzetta” il cantautore. Ma siccome al giorno d’oggi la figura del cantautore si è involuta nel “CANTAUTORE RAFFINATO” , che sostanzialmente fa musica leggera senza avere un vero e proprio messaggio, definirmi Punkautore serve semplicemente a riportare il tutto alle origini.

  • La tua musica è un mix tra due generi; assembla il punk alla tradizione cantautoriale italiana, a cosa è dovuta questa sperimentazione?

Non si tratta di una vera e propria sperimentazione, i giri di accordi dei cantautori sono gli stessi del punk melodico. Se uno prende un qualsiasi pezzo di guccini in maggiore e lo rifà pop-punk il risultato sarà molto simile a un pezzo mio.

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  • Ami definirti un SUPERANTIEROE, per nulla interessato ad apparire. Cosa ti ha portato a fare questa scelta?

All’inizio l’emarginazione era una condizione; per la mia esuberanza probabilmente non ero capito,sia alle scuole elementari che alle medie. Arrivato al liceo ero diventato un n.e.r.d..

Ad un certo punto tutti mi volevano portare a scegliere se essere una persona normale imperfetta o essere il re degli anormali. Ho scelto di essere Chiazzetta, ovvero uno anormale che vorrebbe essere normale, un super antieroe che gioisce dei suoi fallimenti, perché, paradossalmente servono ad imparare a diventare normale davvero.

  • Sulla tua pagina Myspace c’è scritto che al momento della nascita di Chiazzetta, nel 1999, c’era ancora qualcosa a cui ribellarsi. Contro cosa volevi protestare? Oggi non c’è più niente al quale ci si può opporre?

Diciamo che nel ‘99 ancora sembrava che una vita criminale, insita nella cultura punk, potesse rovesciare il mondo per poi crearne uno migliore.

Oggi è sempre più chiaro che sono i criminali che comandano, lo stato è un simbolo di amoralità; la vera ribellione è avere una propria morale e una propria coerenza a prescindere da quello che ti dice la tv

  • Tra il 2007 e il 2008 hai cominciato a riscuotere un notevole successo, partecipando a trasmissioni del calibro di Viva Radio 2 e il concerto del primo maggio a Roma. C’è stato qualche elemento che si è rivelato determinante per il tuo ingresso nel mondo “noto” ?

Poca gente si è accorta del mio passaggio. Suonare al concerto del primo maggio davanti a 500.000 persone è una cosa per la quale credo valga la pena vivere. Tuttavia non riesco a vivere con la musica.

Il mondo “noto” cambia idea molto facilmente, probabilmente nel 2008 qualche produttore discografico poteva essere interessato a me perché c’erano i Finley, che alla lontana avevano sonorità californiane simili alle mie ma che in sostanza facevano musica per bambini.

Ora io sto continuando a fare la mia cosa, se a qualcuno interessa bene.

  • C’è qualche artista al quale ti ispiri nel comporre i tuoi brani?

Sono cresciuto con de andrè e non penso che mi basti una vita per raggiungere la sua poesia. Guccini mi ha insegnato a parlare di cose tristissime, diversamente da come la tradizione sanremese ci ha insegnato.

Musicalmente i primi greenday e i nofx mi hanno dato quella carica un po’ isterica per stemperare il mio vittimismo rendendolo un po’ più ottimista.

  • In futuro proverai ulteriori sperimentazioni o rimarrai ancorato al genere da te definito “punkautoriale” ?

Ho ragioni di credere che continuerò su questa linea approfondendo ulteriormente la parte della musica d’autore legata a raccontare storie piuttosto che continuare a scriver in prima persona.

Sante Alagia

TALENT SHOW….COSA NE PENSATE??

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Un appuntamento immancabile è diventato quello con i Talent Show.

Negli ultimi anni hanno raggiunto un’importanza rilevante nel panorama televisivo e dello spettacolo.

Senza dubbio sono un palcoscenico notevole per chi vuole diventare qualcuno nel mondo della musica, dando una grande visibilità e accorciando così i tempi per la notorietà.

Ma i talenti emergenti, ovvero i “diretti interessati”.. cosa ne pensano??

Ho fatto qualche domanda ad alcuni cantanti cercando di capire il loro pensiero in merito all’argomento.

Naturalmente le opinioni sono diverse, ma tutte molto interessanti; c’è chi non ne può proprio fare a meno, li segue assiduamente e non perde occasione per partecipare ai provini, chi invece non li sopporta e crede che non possa esserci paragone con quelli americani, nettamente superiori!!

Si ha però la sensazione, come alcuni mi hanno fatto notare, che questi talent show sfornano tanti cantanti ma poca qualità, molti idoli per ragazzine ma pochi fenomeni musicali, e la domanda sorge spontanea… può durare tutto questo nel tempo??

Da riconoscere, però, che come in ogni cosa, anche i talent show hanno le loro eccezioni.

Rimane – comunque – in alcuni cantanti, una poca fiducia nei confronti di un programma televisivo. In generale, il pensiero comune è che chi davvero merita attenzione perché ha un talento considerevole non riesce ad affermarsi o a partecipare a questi show, perché magari non rientra nei parametri richiesti dal programma.

Purtroppo non si può ignorare che, parlando di televisione, l’auditel resta sempre e comunque un elemento determinate, tutto è vincolato agli indici d’ascolto e i ragazzi non riescono ad esprimere il loro vero talento.

Non si può tralasciare, però, una conseguenza di questa notorietà “lampo” che raggiungono i partecipanti ai talent show.

Indipendentemente dall’essere bravi o meno, diventa d’importanza cruciale il business che si crea intorno agli artisti . Le case discografiche sono le principali protagoniste di questo processo; puntano su coloro i quali, a loro parere, riescono a garantire la sicurezza di un’entrata monetaria senza un impegnativo investimento economico per la promozione del singolo e del disco.

Questo comporta una minore ricerca di ragazzi meritevoli da parte dei discografici.

I due talent show più in vista e di successo del momento si rivelano essere “Amici di Maria De Filippi” e X Factor.

A eccezione di qualche cantautore di parte è nettamente superiore la preferenza per il format prodotto daRai 2, giunto quest’anno alla 3° edizione. X-Factor è considerato meno dispersivo ma più centrato esclusivamente sui cantanti; da notare, però, che la classifica delle vendite dei dischi premia senza dubbio gli Amici di Maria…

A conclusione, ritengo che se questi talent permettono ad alcuni ragazzi di sperare in un sogno e perché no, magari di realizzarlo, che ben vengano, l’importante è non cadere nella banalità delle solite cose già viste, cercando di rendere quanto più possibile i ragazzi e la buona musica unici protagonisti.

Sabrina Carlomagno

I NUOVI ALBUM DEL MESE DI OTTOBRE

morgan2Ricco il panorama delle nuove uscite del mese di ottobre sia sul piano italiano che sul piano internazionale. Ad aprire la lunga lista è Marco Castoldi alias Morgan con il suo album “Italian Songbook vol.2”. L’artista continua così il suo lavoro di approfondimento intorno alla canzone italiana degli anni ’50 e ’60 iniziato con l’uscita, nell’aprile di quest’anno, di “Italian Songbook vol.1” dedicato a sei grandi autori: Piero Ciampi, Pino Donaggio, Umberto Bindi, Domenico Modugno, Gino Paoli e Luigi Tenco.

samuele-bersani1Torna invece dopo più di tre anni dal suo ultimo lavoro, “l’Aldilà”, Samuele Bersani con “Manifesto abusivo”. L’album, uscito il 2 ottobre , contiene undici brani inediti e vanta importanti collaborazioni quali Ferruccio Spinetti e Sergio Cammariere. L’11 settembre è arrivato nelle radio il singolo che ha lanciato ufficialmente Manifesto abusivo, “Un periodo pieno di sorprese“, che racconta i postumi dolorosi di una rottura sentimentale e il tentativo del protagonista di guardare avanti. I temi delle canzoni sono svariatissimi e vanno da “A Bologna”, un omaggio che l’artista fa alla sua città adottiva di cui racconta le trasformazioni, a “Pesce d’aprile”in cui Bersani si immerge nelle assurdità che dominano il nostro mondo e la manipolazione del reale da parte dell’informazione; da“ Valzer nello spazio”, un brano ricco di sentimenti, un viaggio interstellare per cercare di dimenticare un rapporto amoroso, a “Ragno”, firmato da Angelo Conte, un surreale dialogo tra l’inquilino di un appartamento, a cui dà voce Bersani, e un ragno, interpretato dall’autore. Presente nell’album anche la versione piano e voce del “Bombarolo” di Fabrizio de Andrè.

Sul piano internazionale ritornano i “Kings of convenience”. Il duo norvegese si era sciolto almeno 5 anni fa dopo il loro ultimo lavoro discografico “Riot On An Emply Street”. Lanciati nel 2001 dall’album “Quiet is the new loud” ritornano con “Declaration Of Dependance”: tredici brani in cui ritroviamo le loro inconfondibili atmosfere serene, bucoliche e sognanti in cui il genere pop e folk si fondono creando uno stile musicale del tutto originale.

Ma ottobre è il mese di un altro grande ritorno: Shakira con “She Wolf”. Dopo quattro anni di letargo la cantante colombiana ritorna con un nuovo album in cui abbandona i ritmi latini, che caratterizzano i suoi ultimi successi (La Tortura, Hips Don’t Lie), e abbraccia il genere electro-pop. She Wolf è il primo singolo del nuovo album completamente in inglese. She Wolf ha anche una versione spagnola, “Loba, che è usata dalla casa discografica per promuovere l’album nei paesi latini.

alessandra amorosoLa vera rivelazione di questo mese è certamente l’ultimo album di Alessandra Amoroso, vincitrice della passata edizione del talent show “Amici”. Dopo un inizio folgorante con ep di debutto “Stupida “, la Amoroso si è confermata come la novità più sorprendente del panorama italiano. I brani del nuovo album “Senza Nuvole” sono stati scelti tra quelli di un gruppo di autori di talento e d’esperienza tra cui figurano musicisti e produttori di rilievo come Saverio Grandi, già autore per Raf e il binomio Federica Camba-Daniele Coro, che vantano collaborazioni illustri con Laura Pausini e Gianni Morandi.

Michael_Jacksons_This_Is_It_PosterTorna a far parlare di sé il Re del Pop, Michael Jackson, con la polemica nata intorno al brano“This is it”. Il brano, che ha lo stesso nome della tourneé in programma a Londra, anticipa l’uscita, a fine mese, del doppio dvd e del film “Michael Jackson this is it”. Il brano in un primo momento e stato considerato inedito ma, poche ore dopo la sua diffusione dalle radio di tutto il mondo, Paul Anka ha rivelato di averlo scritto con Jackson a quattro mani nel 1983. La canzone era poi stata offerta gratuitamente alla cantante hip-hop Safire che nel 1990 l’ha interpretata, ottenendo scarso successo, con il titolo “I never heard”. Ora Anka chiede di essere citato come co-autore e di ricevere metà dei diritti.

Da segnalare anche Paola Turci con l’album “Attraversami il cuore”; i Backstreet Boys con “This Is Us”; Mario Venuti con ” Recidivo”; Noemi con “ Sulla Mia Pelle”; Natalia Imbruglia con “Come to Life” e Michael Bublè con “Crazy Love”.

Domenica Donato

Gaeta si veste di Punk con i ” The Sgroove” !!!

Interrompere quella ciclicità e monotonia che denota ogni battuta musicale. A contrastare la definizione di Groove ci hanno pensato gli SGROOVE, insolita band demential punk-pop gaetana che dal 2003 con 2 dischi in attivo, divertono il pubblico non solo del basso Lazio, con brani dai testi molto espliciti e spesso volgari il cui livello compositivo e arrangiamenti destano attenzione e curiosità nell’ascoltatore.

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Basta ascoltare brani come Bassa moralmente o TVB per rendersi conto di come queste canzoni siano orecchiabili e facilmente memorizzabili, possibili tormentoni insomma se non fosse per i contenuti testuali spinti e non convergenti con la quotidianità. Entrambe le canzoni sono contenute nell’ultimo disco Abbey Ruzz, parodia del più noto Abbey Roads dei Beatles da cui è stata ripresa anche la copertina, naturalmente rivisitata in cui i quattro scapestrati camminano capovolti in una strada romana in abbigliamento inconsueto e con oggetti stravaganti tipo un aspirapolvere.

Come conoscere meglio gli Sgroove se non intervistandoli a RadioStar???

Salve ragazzi,

ho notato la vostra presenza nel portale di RadioStar ed incuriosito ho letto la vostra storia e ascoltato diversi brani dei 2 dischi autoprodotti.

- Partendo proprio dall’ampia, multiforme e mutevole biografia su sgroove.com è divertente notare come dai Pistackiones fino ad oggi siano cambiate molte cose, in cui i testi sempre dalle tematiche sconcertanti e quasi sempre espliciti assumono un maggiore interesse nel pubblico che si avvicina al vostro gruppo; con l’uscita del nuovo disco poi si inaugura un “nuovo corso” per gli Sgroove. È giunto al termine il periodo di incompetenza fonica, attrezzature a basso costo e droga, come ironicamente vi descrivevate?

ahahh,,,,si quel periodo, se ci riferiamo ad incompetenza fonica e attrezzatura a basso costo è terminato già da tanto…quella nostra frase si riferisce addiritura prima di ” Abbey ruzz”, quando registravamo con un scheda audio da 200 euro ed era un progetto molto giocoso…basta pensare che scegliemmo un cantante all’epoca moooolto stonato; per quanto riguardo la droga…bhè si possono dare due risposte. Risposta falsa: siamo maturati e abbiamo smesso di assumere droghe, i giovani devono capire i veri valori della vita… risposta vera: ci piace tantissimo fumare, non c’e’ nulla di male, viviamo purtroppo nella nazione sbagliata per poter parlare di certe cose ! le droghe leggere aiutano l’arte, sono un tramite verso la musica che sicuramente deve essere già in te e non ne costituiscono l’ essenza !!

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- In Abbey Ruzz (15 brani di cui uno copiato, sempre citando le vostre dichiarazioni) sono presenti alcune canzoni dai testi espliciti, talvolta scabrosi i cui ritornelli oltre all’estrema facilità di memorizzazione risultano quasi impossibili dal non canticchiarli, anche per strada, peccato non fossero così volgari verrebbe da dire. Trovate solo divertente che si possano cantare per strada le vostre canzoni o magari ascoltare in macchina fermi al semaforo o pensate ci sia qualcosa di più?

certo che pensiamo ci sia qualcosa di più…anzi siamo sicurissimi che molte nostre canzoni, che come hai fatto notare tu stesso rimangono in testa, siano dei potenziali hit che avrebbero potuto girare sui più grandi networks italiani…ma, a parte il potere della Chiesa e la stramafia delle case discografiche in fatto di programmazione sulle radio nazionali: noi abbiamo messo delle parolacce pesanti in brani fichissimi proprio perchè non volevamo diventare subito ricchi e famosi (ahahah …) ma goderci questa sana ondata di underground ! ( oddio oltre 150.000 visite sullo space non è proprio underground…)

- Pensando al futuro, ci sono progetti in cantiere nella ormai nota casa rosa o news da rilasciare in anteprima a noi di RadioStar?

se non hai progetti..che campi a fare ?….abbiamo lasciato la casa rosa a Roma , ci siamo trasferiti a bologna in modo da poter suonare un po’ in tutto il nord.. ed infatti siamo molto fieri dello spettacolo live che proporremo ( PRIMA DATA DELL ABBEY RUZZ TOUR IL 27 NOVEMBRE ALLO ZOO CAFFE’ A BOLOGNA); abbiamo tanti nuovi brani che stiamo registrando in questi giorni e che speriamo di poter pubblicare il prima possibile, le parolacce saranno molte di meno, ma il sound risulterà molto più indie di matrice inglese che rock made in u.s.a per intenderci ; persino gruppi italiani come i baustelle o i bluvertigo di “zero” stanno contaminando le nostre nuove composizioni coadiuvate , nei testi, da due poeti della scena culturale bolognese….tra le altre cose, poi, stiamo mettendo su una nostra web tv che si chiamerà TV- B ( un mega contenitore senza sosta di demenzialità , di video clip demenziali, di cose assurde, di cartoni anonimati e di stranezze di ogni genere) ma sopratutto a Gennaio uscirà su tantissime web radio e radio locali italiane il format “casa Sgroove” gentilmente propostoci dal direttore della U.d.u. Records Giancarlo Passarella dove ne ascolterete davvero delle belle!

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Un in bocca al lupo dallo staff di Radiostar ragazzi!!!

Francesco Fiortini